L'eterna sfida Walsche-Deutsche

A Natale ad Egna si è rinnovata la goliardica disfida calcistica.


"Ma che ci fanno questi a giocare a calcio il 24 di dicembre?” Sarà probabilmente questa la domanda che più frequentemente si sono posti coloro che, passeggiando il pomeriggio della vigilia di Natale lungo l’argine dell’Adige nei pressi del campo sportivo di Egna, non hanno potuto fare a meno di osservare incuriositi una partitella di pallone in un contesto decisamente insolito. Cosa li ha portati al rettangolo verde in quella giornata? Chissà... è una storia lunga, lunga 30 anni. Tutto ebbe inizio nella seconda metà degli anni ‘80, quando un gruppetto di studenti dell’epoca, accomunati dalla giovane età e dalla voglia di divertirsi, si inventarono un ritrovo al campo sportivo per i classici “quattro calci al pallone”, per ingannare il tempo nell’attesa di trascorrere la serata di Natale con le proprie famiglie. Da allora, anno dopo anno ne è uscito un vero e proprio evento a cui è difficile rinunciare: la classica sfida di sempre, italiani contro tedeschi, “Deutschen gegen Walschen” con tanto di magliette e albo d’oro. Un appuntamento immancabile dove, agli storici pionieri Paolo, Mauro, Horst, Hansjörg, Giosué, Fabio, Martin si sono via via aggiunti nel corso degli anni i vari Christian, Klaus, Jürgen, Alessandro per citare i più presenti ed ancora i vari Ivan, Diego, Roberto, Benjamin, Thomas, Marian, Stefan, ossia le cosidette “new entry” delle ultime recenti edizioni. Tra chi ha mollato e chi si è inserito nel gruppo, tutti hanno dato il fondamentale contributo a cementare la storia di questa simpatica sfida. Non conta l’età, non contano gli inevitabili acciacchi, non contano le condizioni meteo e del terreno di gioco: il 24 dicembre c’è la Partita! L’importante è che ci sia un pallone e la voglia di divertirsi tra gli immancabili riti e sfottò prima, durante e alla fine del match (che termina tradizionalmente con l’ultimo raggio di sole) e che vive soprattutto del cosidetto “terzo tempo”, ovvero il brindisi conclusivo con il classico scambio degli auguri a cui nessuno mai rinuncia. Una bella storia di paese che, nonostante l’inesorabile passare degli anni, non intende assolutamente esaurirsi e che speriamo possa lentamente tramandandarsi di padre in figlio, mantenendo sempre lo stesso spirito iniziale di amicizia e di goliardia che l’ha animata da ormai trent’anni a questa parte.