Gioielli dalla meranite

Vita e opere di Konrad Laimer, artigiano di Rablà.


Konrad Laimer è un artigiano orafo di Rablà apprezzato in tutto il mondo, dalla Russia all’America, passando per Milano e Venezia. Crea gioielli che impreziosiscono la bellezza della donna e portano il made in Italy nelle vetrine più esclusive, accanto a marchi storici come Pomellato e Swaroski. Non ultima è giunta l’idea di utilizzare la meranite, un minerale che porta il nome locale della città in riva al Passirio e con il quale Konrad Laimer crea da qualche anno gioielli che sono vere opere d’arte.

Konrad Laimer è riuscito attraverso la sua maestria a concentrare nelle creazioni artistiche storia, tradizioni e culture locali senza tralasciare l’importanza della funzionalità dell’oggetto.

Konrad Laimer, quando ha deciso di diventare orafo?
Da ragazzo non avevo alcuna idea del mio futuro: provenivo da una famiglia numerosa, ero il più piccolo di 8 fratelli, i miei genitori possedevano un maso con animali e un albergo e tutti lavoravano per dare una mano in famiglia. L’unica cosa di cui ero sicuro era che non volevo fare la scuola alberghiera e così nel lontano 1976 andai a lavorare nella bottega di Walter Erckert, un orafo della zona che cercava un apprendista. Avevo 16 anni e nella bottega ci sono rimasto 10 anni, facendo tutto il percorso di formazione da apprendista a maestro orafo. Il giorno della consegna del diploma a Bolzano non ero particolarmente felice: mi accorsi che avevo sì imparato un mestiere, ma che non sapevo creare e che non conoscevo la storia dell’arte.

E quindi cosa decise di fare?
Già alcuni anni prima mi ero iscritto ad alcuni corsi di pittura e di scultura, poi frequentai l’Accademia estiva di scultura a Salisburgo che mi ha aperto un mondo perché sono entrato in contatto con molti artisti noti dell’epoca.A Bolzano visitai una mostra importante organizzata da una delle prime gallerie d’arte nate a Bolzano, la Goethe Galerie; a Monaco la mostra di Tutankhamon mi affascinò a tal punto che decisi di studiare, di approfondire e di conoscere. Questi avvenimenti hanno segnato la mia formazione che ancora oggi continua ad arricchirsi di studi sull’arte e sui materiali.

Che effetto fa essere convocato agli eventi nazionali ed internazionali accanto ai marchi storici della gioielleria?
Non lo so (ride, ndr)! Questa domanda l’ho fatta direttamente a Bianca Cappello storica d’arte che un anno fa mi aveva invitato ad un evento sul gioiello a Milano, insieme a firme storiche come Pomellato e Swaroski. “Perché io? - le dissi, aggiungendo - Che ci faccio qui?” Lei mi rispose che tra tutti gli orafi che conosceva, io ero l’unico ad avere il “repertoire più ampio” nella lavorazione dei materiali.

Cosa rende esclusivo il suo genere artistico?
Gli oggetti che prendono forma nel mio laboratorio sono realizzati con l’occhio dell’artigiano e non con quelli dell’artista. Un artigiano si chiede sempre com’è fatto un materiale e come può essere impiegato. La funzione per un artigiano è tutto! Ai tempi dell’età della pietra e del rame l’uomo ha sempre      creato oggetti utili, ma nonostante la loro semplicità, questi utensili presentavano anche un’estetica molto accentuata.Le epoche successive - quelle dello stile Liberty, del Biedermaier e del Rococò - avevano sacrificato la funzionalità premiando l’estetica, mentre a recuperare il concetto di utilità, ponendo le basi per una nuova estetica e gusto del tempo, è stato lo stile del Bauhaus nel quale mi ritrovo tantissimo. Oggi cerco di entrare in dialogo con la materia, mi sforzo di capire i rapporti tra l’anatomia, la chimica e la fisica dei materiali. Prima di creare i miei oggetti-gioielli, investo molto tempo nello studio dei materiali. Alla fine di questo percorso io non creo, seguo semplicemente la dinamica di quel materiale che chiede di diventare ciò che è in grado di esprimere restando se stesso. L’artigiano rispetta la materia e non la violenta con la sua arte sofisticata.

Può spiegarsi meglio con un esempio?
Sì, certo. Colleziono pietre di ambra da molto tempo ed ogni volta che mi reco a Kaliningrad in Russia per le mie lezioni con gli studenti di arte orafa, compro qualche esemplare che porto con me tra un viaggio e l’altro. Ci sono voluti 6 anni prima che cominciassi a lavorare e a trasformare l’ambra: l’ho osservata, l’ho studiata, l’ho semplicemente rispettata. Oggi i miei colleghi polacchi dicono che ho creato uno stile, una corrente e ho influenzato molti artigiani nella lavorazione dell’ambra.

Ci racconta la storia della meranite?
La meranite è una pietra locale unica al mondo che si trova nella gola della Val di Nova (Naif Tal) sopra Merano 2000 in un raggio che si estende per circa un chilometro. 280 milioni di anni fa la meranite era una concentrazione di silicio, ossigeno e tracce di ferro e faceva parte della famiglia del diaspro. Alla vista si presenta come un minerale tendente al grigioscuro-nero con all’interno delle venature rosso fuoco, mentre al tatto è ruvida. Le striature di colore rosso non sono altro che la lava penetrata all’interno delle lesioni del minerale. La scoperta della pietra si deve al collezionista di minerali Paul Berger che 10 anni fa estrae pezzi di meranite durante le sue escursioni, anche se 100 anni prima erano stati condotti degli studi in merito.Ad Avelengo Paul gestisce un piccolo negozio di minerali ed lì che sono entrato in  contatto con una meranite dalla qualità e dall’estetica mai viste prima. Purtroppo durante una escursione Paul Berger è caduto ed ha perso tragicamente la vita. Solo molti anni dopo Martin,  in ricordo del padre e dell’amicizia che ci legava, ha deciso di collaborare alla mia idea di lavorare la pietra, dandole appunto il nome di meranite e facendone gioielli preziosi. Il 27 dicembre del 2018 io e Martin Gasser abbiamo organizzato una mostra a Merano 2000 con circa 40 pezzi tra anelli, orecchini, ciondoli.

Nella sua carriera di artigiano orafo ha lavorato con materiali poveri come le corna di animale o le fette di mela, come mai?
Perché fondamentalmente sono un curioso, nel mio laboratorio vengono spesso a trovarmi contadini e cacciatori che mi portano corna di stambecchi o cassette di mele. Ho cominciato a studiare la storia di queste materie prime e mi sono appassionato. Ad esempio ho scoperto grazie ad un cacciatore che all’interno del cuore dello stambecco risiede un piccolo osso. Ho studiato l’anatomia dell’animale e ho realizzato delle creazioni. I gioielli della linea Golden Delicious hanno seguito lo stesso iter: ho studiato la storia della mela, tanto importante per la cultura e l’economia della nostra valle. Quindi ho creato degli stampi da alcune fette di mela essiccate e ho cominciato a creare gioielli con l’oro e l’argento.

Qual è il messaggio che cerca di trasmettere ai suoi allievi riguardo il mestiere di artigiano orafo?
La chiarezza del messaggio, la funzionalità della creazione, il rapporto diretto e rispettoso tra uomo e materia. È davvero un peccato che in Alto Adige manchi lo studio dell’arte applicata. L’artigianato in Alto Adige è molto tradizionale, mentre le istituzioni e la politica dovrebbero favorire lo sviluppo dell’artigiano moderno che nel resto d’Europa viene sempre più apprezzato sia dai giovani studenti che dai consumatori. Inoltre in Europa c’è una forte sinergia tra i laboratori degli artigiani e le università, mi auguro che anche qui da noi si potrà contare su queste preziose collaborazioni.Inoltre l’Alto Adige è una terra geograficamente fortunata; il fiume Adige era la nostra autostrada verso sud, quella che favoriva gli scambi commerciali. L’Alto Adige è a sud delle Alpi, abbiamo una mentalità che pensa a sud e che sfocia nell’Adriatico. Questa mediterraneità rende le nostre creazioni uniche al mondo.