Si ricorda Martin Luther King

Un incontro di Human Right International nella sala Urania.


Precisamente cinquant’anni fa, il 4 aprile del 1968, Martin Luther King veniva assassinato con un colpo di fucile al Lorraine Motel di Memphis. Il giorno prima aveva tenuto il suo ultimo discorso pubblico e aveva accennato alle minacce di morte sempre più incombenti. Aveva detto: “Mi piacerebbe vivere una lunga vita. Ma non me ne preoccupo ora. Voglio solo fare la volontà di Dio, che mi ha permesso di salire sulla montagna. E ho guardato oltre. E ho visto la terra promessa”. In queste parole ci sono le metafore che hanno segnato i grandi sermoni di King, parole, simboli e metafore che caratterizzano la storia del protestantesimo americano.
Ma qual è il messaggio che Martin Luther King ci lascia oggi? Quale è la sua attualità negli Stati Uniti dominati dal mito del mercato e di una politica, quella di Donald Trump, fatta di minacce atomiche e di decreti per ricacciare i diversi al di fuori dei confini nazionali?
E che ne è di una delle grandi figure simbolo della nonviolenza in un tempo dominatio dagli assetti di una società liquida, priva di ideali e decomposta in tante piccole parcelle isolate e gravide di rancore e di violenza? L’uomo che proviene dalla tradizione delle “black churches”, le chiese americane sopravvissute alla schiavitù, come può essere ancora oggi veicolo di una liberazione sociale dal giogo dell’oppressione e dell’ingiustizia?
Il relatore, Paolo Naso, è uno dei più esperti cultori di Martin Luther King in Italia su cui ha scritto varie opere, fra cui  “L’altro Martin Luther King”, 1993; “God Bless America. Le religioni degli americani”, 2002; “Il sogno e la storia. Il pensiero e l’attualità di Martin Luther King” 2007.